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Nadia PerrottaARTISTA |
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May 27 Presentazione di "COSI' RIDEVANO" Primo film in Programma alla rassegna "Esodi e Approdi"15 maggio 2007, ore 16,05 Roma
Cari Amici di Castellamare, ho visto così ridevano di Gianni Amelio quando uscì. Poi non l’ho più rivisto. Lo ricordavo male. L’ho rivisto in dvd pochi giorni fa, per potermi aggiornare e prepararmi a venire a trovarvi, a parlare con voi di questa opera sull’emigrazione interna italiana. Quella degli anni 50 dal Sud al Nord, e in particolare a Torino, la capitale che aveva generato il così detto “risorgimento nazionale” che 150 anni fa portò alla conquista militare da parte sabauda della penisola italiana. Questa strana nostra nazione/non-nazione che è indipendente e repubblicana da solo 61 anni. Io la chiamo Italia Colonia Europae, colonia perenne da 3.000 anni, dalla colonizzazione greca a quella romana, fino a quella piemontese. Una “nazione-stato” che appena fatta dai sabaudi occupò militarmente con la sua VI Armata (50.000 soldati) il Sud portando la guerra contro i poveri e costringendoli ad andarsene dall’Italia, verso le lontane Americhe, come non-italiani. Ma non è di questo che voglio scrivervi, ma della tragedia nascosta, custodita con dolore e pudore in questo film prezioso e senza sorriso, dolente e magistrale. Rivedendolo dopo tanti anni, come spesso succede, ho capito molto cose: partendo dal titolo dolente e paradossale. Due fratelli siciliani si ricongiungono a Torino, si ritrovano altrove, ma non sanno più ridere insieme, non possono, non ce la fanno a provare gioia, allegria, buonumore. Ridere per loro significa ormai cercare di ridere, sforzando l’altro a farlo, o ricordare come si rideva in famiglia in certi momenti, a casa, lontano in Sicilia, lontano nell’altro mondo da qui, da Torino. Quando si rideva in siciliano, nella lingua che univa, non nella babele dell’esilio del nord, che non unisce e non riunisce; fa solo rincontrare fratelli nella passione: che significa impeto, inadeguatezza e sofferenza. Ecco che allora si intravede la tragedia, quella più antica e nascosta nella pancia della sventura della migrazione, nel trauma soffocato e indigesto che ci portiamo dentro qualsiasi cosa facciamo, anche se fosse una festa. La tragedia magistrale. Che consiste nel non saper essere più fratelli, nell’essere ormai storti e sciancati, non combacianti come quando si stava insieme, senza doversi amare, al paese, a casa, voglio dire, nella pancia della famiglia, senza pensare. Quando essere fratelli era come dormire nello stesso letto d’inverno con una bottiglia di acqua bollente da dividersi per scaldarsi; quando tra fratelli si stava, si correva, si litigava, si rideva come si respirava o si mangiava, o si giocava, o si piangeva, insieme e naturali. Come essere buoni, o essere cattivi. Il dolore che porta la migrazione è nostalgia inespressa e malore inquieto, invece, impossibilità di ridere e impotenza di sentirsi uniti e naturali: perdita, lutto debole, malaticcio, insonne, tumultuoso a volte, pesante e afono, che non si sa dire. Non si può nemmeno dire, infatti, non ha lingua, e nel dialetto-madre è inconcepibile. Questa desolata passione tragica è una landa opaca nella quale da fratelli non si sa più comportarsi, portarsi insieme naturalmente. Come una volta. Quando il dialetto era la lingua naturale e unica, come uno scialle che teneva uniti. La passione tragica e irrisolvibile che quest’opera dolente e magistrale ci comunica senza clamori, è la perdita di modo e di senso dell’essere fratelli e dell’essere umani; del diventare storti e tristi, sciagurati, insensati, lontani dal luogo e dal tempo dove e quando sapevamo ridere. E ridere era come respirare, mangiare ciliegie dall’albero – tu sul ramo, io da terra con le mani tese verso di te – o come correre per acchiapparsi nella polvere di un pomeriggio d’estate, con nostra madre che gridava, ridendo, sulla porta di casa, sotto la vite rampicante che faceva un po’ ombra. armando gnisci
ESODI E APPRODI
PRESENTAZIONE rassegna cinematografica “ESODI e APPRODI” L’immigrazione nella nostra città è un fenomeno recente ma in costante crescita tanto da cambiare il nostro panorama culturale, i rapporti personali, le abitudini quotidiane. Per comprendere questi nostri nuovi concittadini, per entrare in relazione con loro che fanno parte della nostra comunità, per favorire percorsi di legalità e di integrazione è prioritario dar voce ai nuovi arrivati e porsi in una condizione di ascolto. Queste sono state le premesse che hanno portato alla creazione del “Centro di Cittadinanza” un progetto fortemente voluto dall’Assessore all’Immigrazione Nicola Corrado, a cui dopo daremo la parola per un breve saluto, e dalle Associazioni Casa della Pace e della Nonviolenza, Emily Stabiae, Comunità Promozione e Sviluppo e Jolibà, che si sono costituite in ATS e che da circa un anno e mezzo sostengono i cittadini stranieri attraverso una serie di servizi di accoglienza, informazione e formazione (corsi di italiano) nel difficile cammino per l’acquisizione dei diritti di cittadinanza. Sono oltre 400 i casi seguiti che hanno rivelato il volto di un’emigrazione al femminile, caratterizzata prevalentemente da donne provenienti dall’EST europeo (Bulgaria e Ucraina), con alto grado di scolarizzazione, impiegate nei “servizi alla persona”. Questa rassegna cinematografica “ESODI e APPRODI”, curata da me, da Isabella Ciampi, Luisa Salvati e Filomena Varvo, si avvale della collaborazione di studiosi e registi che, attraverso il loro occhio attento, ci permetteranno di approfondire, in maniera obiettiva la nostra conoscenza dell’altro. Ringraziamo per la sua cortese partecipazione il Prof. Armando Gnisci dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, docente di Letteratura Comparata, Letterature Africane e Interculturalità e Letterature Extraeuropee all’Università di Venezia, che ha pubblicato oltre 35 volumi tradotti in dodici lingue su studi interculturali e post-coloniali e sulla letteratura della migrazione, sul cui intervento alla fine della proiezione apriremo un dibattito. Ringraziamo inoltre l’artista napoletana Nadia Perrotta che ci ha offerto l’occasione di presentare all’interno della nostra rassegna la sua mostra fotografica “dignity” e di proiettare il suo video "INDIFFERENT", che come lei stessa sostiene “si propone di illustrare la realtà vista con gli occhi di chi è costretto ad abbandonare il proprio paese d'origine in cerca di un nuovo eldorado. E che si trova di fronte ad un mondo fatto di solitudine, pregiudizio e alienazione, i cui unici punti fermi sono, il ricordo di ciò che si è lasciato, la propria fede religiosa, e il rapporto con i figli e altri familiari (qualora presenti) e gli altri membri della comunità africana”, con un’intensità narrativa negli scatti di una quotidianità che rivelano presenza, condivisione e reciprocità. Infine volevo ringraziare ed esprimere a nome dell’ATS il mio benvenuto a tutti voi che siete qui stasera, pronti ad imbarcarvi in un viaggio virtuale, che allo stesso tempo vuole essere reale, a bordo di un metaforico “barcone”, con il desiderio di conoscere più da vicino le migrazioni di ieri e quelle di oggi, per cercare di accorciare le distanze tra noi e gli “emigranti”, che spesso si aggirano come fantasmi indistinti nelle nostre città, con le loro culture e tradizioni diverse, a volte vicine, altre lontane, ma pur sempre straordinarie e coinvolgenti. Gli emigranti sono persone, non problemi, che hanno in comune con tutti i cittadini del mondo esodi e approdi, fughe da un luogo e ricerche di un posto dove vivere, di un altrove dove riscoprire la propria identità. Il viaggio inizia stasera con il film di Gianni Amelio “Così ridevano” che racconta in sei giornate, su un arco di sette anni, dal 1958 al 1964, il tormentato e appassionato rapporto fra due fratelli siciliani emigrati a Torino. Diamo la parola all’Assessore Corrado.
VI AUGURIAMO UNA BUONA VISIONE April 29 GIOVANINTERCULTURAGIOVANINTERCULTURA
Identità e condizione giovanile è il titolo della rassegna d'Arte che si terrà a Palazzo Brescianelli in Castiglione delle Stiviere (MN) dal 19 maggio al 9 giugno 2007.Organizzata dall'Istituto Centrale di Formazione sede castiglionese del Dipartimento della Giustizia Minorile, la mostra propone un'attenta riflessione su un tema di grande attualità attraverso 70 opere pittoriche e fotografiche di 28 artisti tra i più efficaci del panorama italiano. L'iniziativa curata da Carmelo Sammartino in collaborazione con l'Ass. Ambasciata Democrazia Locale di Zavidovici - tende a valorizzare la realtà giovanile nel suo complesso e a promuovere una maggiore sensibilità sociale. Saranno visibili interpretazioni originali e ritratti che avvalorano sia il multiforme linguaggio espressivo sia i diritti di civile convivenza dedicati alla cultura contemporanea dei ragazzi e dei giovani. Tra gli artisti invitati si segnala Nadia Perrotta con le seguenti opere: INDIFFERENT (video), INDIFFERENT (still da video), BEST FRIENDS (olio su tela) THAT'S NOT MY PARTY (olio su tela). Inaugurazione 19 maggio ore 17,00. Visite: giorni feriali ore 9-13 e 15-18; sabato ore 9-12,30; domenica e festivi chiuso TUTTI UGUALI E DIVERSIL’Associazione di Volontariato “I Senza Voce” e l’Unicef presentano la prima edizione della manifestazione “Tutti uguali e diversi”
Aversa (CE): ex Macello Sala Mostre Via Lennie Tristano → Google™ Maps April 02 INDIFFERENTINDIFFERENT
Nel video INDIFFERENT mi sono ispirata alla tecnica del video reality art. Tecnica non ancora molto diffusa in Italia. La video reality art è un fenomeno soprattutto statunitense che si sta diffondendo tra le gallerie di new york. una videocamera fissa è inserita in un ambiente e i personaggi (volutamente non attori) vengono lasciati liberi di agire da qui il riferimento al realty... lo schermo del video prende il posto della tela e i personaggi sono il ritratto, i loro movimenti corrispondono al colore che cola e prende forma... Il mio tentativo artistico è stato quello di porre due ragazze, volutamente non attrici,una europea l'altra africana, nel medesimo ambiente, lasciandole libere di agire e interagire. La loro scelta è emblematica: la noia, l'indifferenza reciproca, piuttosto che l'interazione e il confronto. L'ambientazione ricorda quella di una scuola britannica, simbolo di una già avvenuta integrazione formale dello straniero nella nazione ospitante, cosa già presente da decenni in Inghilterra.Ma un'integrazione formale non è indice di un interesse effettivo della popolazione autoctona nei confronti dell'immigrato. Il rischio è l'INDIFFERENZA.Nella prima parte del video le due ragazze sono distanti una dall'altra. Poi un semplice cambio di scenografia le costringe ad un primo avvicinamento. Unico elemento scenografico sono due sedie. Scelgo volutamente uno stile minimalista per dare risalto al concetto che voglio trasmettere.Nella seconda parte del video, quindi le sedie vengono avvicinate l'una alle spalle dell'altra. Questo primo tentativo di contatto fallisce. le ragazze pur vicine rimangono indifferenti, distanti.La scena cambia nuovamente, le sedie sono ora posizionate una di fornte all'altra e le ragazze sono adesso costrette a guardarsi negli occhi: il confronto alla pari.Ecco il messaggio: solo tramite un confronto alla pari è possibile una crescita reciproca ed una convivenza di culture diverse sullo stesso suolo nazionale. In qualsiasi parte del mondo ci troviamo ci portiamo dietro ciò che siamo, le nostre radici, ma la capacità di adattamento dell'uomo consente di accettare altre diversità culturali senza per forza dimenticare la propria.si può coesistere, convivere. Nell'ultimo fermo immagine rappresento l'idea utopica di unità nella diversità.
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